Un corso svolto in una cornice magica,un teatro che accoglie e protegge! Un corso guidato da sapienza,conoscenza,professionalità,rispetto,considerazione,apertura,accoglienza,dedizione,cura...Un corso che non è solo un corso,ti scava nel profondo e ti fa conoscere l'anima che ci mette in relazione con l'altro. Toglie la paura e ti fa vedere la bellezza in ogni sguardo,in uno spazio vuoto,nel tocco di uno sconosciuto.Un insegnante ha una grande responsabilità,segnerà la vita dei suoi allievi,in ogni caso,e il teatro,che ci fatto vedere e toccare con mano tutto questo, ci permetterà di bucare la quarta parete,il mondo davanti a noi,ogni giorno,con un pò più di fiducia e con meno paura.

Grazie Olimpia,sei una persona speciale!

ANNALIA RESTAINO


 

È stato confortante realizzare ripetutamente che le situazioni che si vengono a creare nella nostra professione sono comuni a tutte/i e questo aspetto ci fa sentire un pò meno sole. Sarà poi utile ricordarsi di questo al prossimo banco di prova, cercando di affrontarlo meglio, sfruttando il "qui ed ora” e senza farsi impaurire come prima. So per certo che non sarà semplice ma potrebbe essere un utile esercizio da sfruttare, passo a passo.>> Ho sperimentato già con mano, come effettivamente la mia presenza e il mio modo di pormi in aula possano avere un’influenza sugli allievi. Anche qui c’è molto da capire e sperimentare e sicuramente andrà fatto passo passo.  È stato per una volta un corso diverso, dove poter esplorare gli altri e sé stessi in modo alternativo, in un ambiante sicuro.
MARGHERITA BALCET

Ringrazio ancora per l'accoglienza e la disponibilità 
in tutto.
Mi ha fatto davvero bene seguire il tuo corso, breve ma 
intenso. Sono stati momenti di concentrazione/liberazione 
che mi hanno permesso di guardarmi meglio dentro, 
scoprire sensazioni sopite e guardarmi meglio fuori sia a 
livello personale sia nell'ambito scolastico.
Le esperienze vissute con il gruppo e con te mi hanno 
offerto uno sguardo nuovo rispetto al lavoro di gruppo, 
che svolgo normalmente e che in generale trovo 
arricchente. Nel nostro caso ho percepito la 
collaborazione come un qualcosa di magico e tu ci hai 
portate a realizzare dei veri momenti di arte e bellezza 
inconsapevolmente, lasciandoci guidare dallo spazio, 
dalle luci, dal buio, dalle sensazioni sensoriali, 
acustiche che in genere lasciamo in un angolino. Per me è 
stata una bella scoperta fidarmi dello spazio, di me 
stessa e delle altre partecipanti.
ISABELLA MARINO

I quattro incontri che ho seguito al teatro Agorà condotti da Olimpia sono stati carichi di emozioni e potenti vettori di riflessioni e vissuti relativi al mondo della scuola. Essere in uno spazio in cui poter condividere esperienze, pensieri, emozioni, racconti, insicurezze, difficoltà, paure con altre insegnanti è stato molto formativo poiché mi ha permesso di uscire dalla mia personale visione dell’aula e scoprire altri modi di vivere la scuola; vivere inteso nella sua più ampia accezione, che include quindi l’insegnante in quanto persona nella sua totalità. 

Durante le esperienze teatrali che sono state proposte ho potuto confrontare molte volte ciò che stava accadendo “in scena” con quello che accade ogni giorno a scuola: dal rapporto con gli allievi, alla presenza in classe, passando per la didattica della materia e per la valutazione, fino ad abbracciare riflessioni relative alla gestione del gruppo in quanto organismo vivo, unito che vive come un microcosmo con dinamiche di relazioni interdipendenti molto forti. 

Questi variegati ed infiniti aspetti legati all’insegnamento sono stati affrontati non in modo teorico, e non solo attraverso condivisioni verbali, ma vivendo esperienze anche corporali, fisiche ed emotive in prima persona, attraverso giochi e attività i cui risultati  sono stati spesso metafore – o anche trasposizioni molto dirette – di esperienze vissute realmente a scuola. 

Alcuni di questi giochi teatrali li terrò inoltre nel cassetto delle attività da proporre ai ragazzi, perché permettono – a mio avviso – di lavorare sulle relazioni all’interno del gruppo classe, sulle proprie emozioni e sulle proprie difficoltà; “obbligano” a mettersi in gioco e a superare le resistenze inibitorie che ci poniamo nella vita di tutti i giorni, permettendo di vedere se stessi e gli altri  sotto una luce diversa, più ampia. Io credo che gli adolescenti abbiano bisogno di vivere momenti a scuola che siano fuori dalle aule, in cui le canoniche dinamiche del gruppo possano rompersi e ricrearsi in modo diverso, in cui possano scoprirsi più forti, più sicuri e  maggiormente accoglienti nei confronti delle fragilità e delle diversità altrui. 

E ritengo anche che è ciò di cui hanno bisogno gli insegnanti, che nella scuola di oggi non possono più limitarsi a insegnare delle materie, ma devono vivere l’esperienza della relazione con gli allievi – e con tutti gli attori altri del mondo della scuola .

GIULIA TAVARINI

Non so da dove cominciare… Come si verbalizza l’esperienza incredibile di percepire in tempo reale una crescita personale e professionale veloce e profonda come quella che questo corso mi sembra abbia apportato in me? Ho potuto sperimentare sulla mia pelle cosa significa brancolare nel buio, e quanto sia stato liberatorio e confortante avere qualcuno che in quel buio mi ha raggiunta e mi ha saputo guidare con fermezza pur lasciandomi libera di sperimentare; ho vissuto il batticuore provocato dall’interrogazione, la voglia di partecipare e fare bene così spesso guastata dalla paura di sbagliare o di sembrare quella che vuole mettersi in mostra; ho finalmente capito, anche rivivendo il mio passato da allieva, cosa significhi avere un docente che sappia creare uno spazio protetto, un gruppo coeso e pronto all’ascolto reciproco, nel quale lavorare non per apparire o fare bene ma proprio per
emergere da quel buio e scoprire la propria luce interiore. Ho capito quale insegnante voglio riuscire ad essere e gli strumenti ricevuti, così come i molti spunti di riflessione e gli interrogativi aperti che il corso mi ha fornito e sottoposto, credo possano aiutarmi ad avvicinarmi a quell’ideale. Grazie mille dal profondo del cuore.
                                      ROMINA BOIANI



È impossibile esprimere ciò che ho vissuto perché di esperienza si tratta. Infatti, uno degli aspetti che più mi ha colpito è stato come il linguaggio possa intralciare e persino bloccare l’espressione corporea e ciò ha una forte ricaduta nel lavoro di aula che deve essere ancora approfondito ed esercitato. 
Al di là degli aspetti pragmatici, mi ha sorpreso come il teatro (che avevo del tutto frainteso) possa, in così poco tempo, risvegliare emozioni così a lungo assopite da essere state dimenticate.
L’esperimento che più mi ha colpito è stato quello a occhi chiusi. Siamo tutti ciechi, immersi nelle tenebre dell’ignoranza. La maggioranza di noi ne ha paura… e così ci allontaniamo da tutti, nel timore d’inciampare e di farci male, e ci rannicchiamo nel buio ad avvizzire nel gelo della solitudine. Altri – ancora più terrorizzati – aprono gli occhi e fingono di vedere: dicono di essere illuminati e guidano altri cechi verso la perdizione. Ma forse c’è un altro modo: quello di accettare… accettare l’oscurità in noi, non come un limite, ma come un’opportunità di esplorare il mondo con tutti i nostri sensi; l’opportunità di intraprendere la ricerca della luce con passo certo… senza farci condizionare dalla paura… fiduciosi che inciamperemo e ci faremmo male. Magari, tanto male da vedere… le stelle. Così, forse incontreremmo l’altro e, se ci lasciamo coinvolgere e bruciare da questo tocco,
questo contatto ci riscalderà e potrà accendere nei nostri cuori una fiamma che ci illumini anche se non la vediamo. Perché mai un tronco brucia da solo.
Per comprendere cosa è il teatro e come possa arricchirci bisogna sperimentarlo e quindi consiglio a tutti di provare, al meno una volta, a lasciarsi coinvolgere dall’estraordinaria psicopompa che ci ha traghettato in questo viaggio. Grazie, Olimpia.

Jose Manuel Merlos Hernandez



 

Ho frequentato diversi corsi di aggiornamento durante la mia carriera di docente di Scuola Media, tra questi Essere per insegnare. Il teatro come supporto della didattica, animato dalla docente Olimpia de Girolamo.

Perché proprio un corso di teatro, che affinità ha o potrebbe avere con la mia professione di docente, oltretutto di tedesco e inglese?

Forse, è proprio questa domanda che ha stuzzicato il mio interesse, spingendomi a cercare un qualcosa di diverso dal solito, a deviare dalla routine, dalla potenzialmente rigida strutturazione delle lezioni andando oltre, viaggiando alla Peter Pan verso l’isola che non c’è.

Grazie al corso della De Girolamo ho rispolverato in me quelle sensazioni ed emozioni che fanno di me un’insegnante: la centralità di essere gruppo. Il che, nella nostra professione, non è sempre scontato, ma si dà spesso per scontato. Le attività proposte mi hanno consentito di affinare l’arte di ascoltare anche attraverso lo sguardo, forse a volte dimenticato nella fretta affannosa di raggiungere gli obiettivi della lezione. Ma la lezione, cos’è, se non un obiettivo con una lente focalizzata sui ragazzi, su di noi, su noi al centro della lezione, dentro la lezione? Docenti e allievi in movimento, in divenire, in crescita sul palcoscenico della nostra esistenza quotidiana in cerca di quel sapere che nasce dall’arte di saper ascoltare e comunicare con tutte le sfaccettature del proprio essere: corpo, anima, lingua.

Un grazie alla De Girolamo. Grazie per esserci, per aver saputo proporre qualcosa di nuovo, per la professionalità con cui è stata in grado di trasportarci in questo meraviglioso viaggio, purtroppo durato poco, nella speranza che corsi di questo calibro vengano proposti ancora.

Un grazie anche alla SIM per aver concesso a noi docenti di Scuola Media quest’opportunità, dimostrando ancora una volta apertura e disponibilità verso proposte formative diversificate.
Maria Rosaria ALfuso Bertozzi

 

 

 


Il corso ha offerto spunti e tematiche interessanti che possono essere applicati a svariati contesti sia sociali che lavorativi.
La tua competenza e la tua spontanea passione ha creato la giusta “temperatura” affinché, ognuno di noi, a modo proprio, abbia potuto arricchirsi.
Malgrado sia stato di poche parole () ti ringrazio per avermi fatto scoprire il tuo prezioso mondo.
Giovanni Livio

Partecipare per me è stato riscoprire la mia passione per il teatro, lo stare in uno spazio scenico, il parlare davanti a un pubblico di persone che condivide le tue passioni e che si emoziona con te.
Ho trovato stimolanti le  proposte 
La tua proposta ha mosso delle corde dentro di me, ha risvegliato qualcosa che avevo perso da tanto tempo.

Alice Di Gloria